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I materiali di scarto C&D - Il problema ambientale affrontato
Nel quadro della definizione e implementazione di politiche di gestione dei
rifiuti conformi con la nuova normativa comunitaria recentemente recepita dall’Italia
(D.Lgsl.22/97), le attività di C&D presentano alcune caratteristiche peculiari
rispetto alla generalità dei settori industriali, cui tuttavia devono essere
assimilate per quanto attiene ruoli e responsabilità dei diversi operatori,
compiti e poteri della Pubblica Amministrazione.
- Le attività di C&D producono prevalentemente – anche se non esclusivamente
– rifiuti non pericolosi (C.E.R.: 17 00 00), ma in quantitativi molto rilevanti.
Tali quantitativi sono originati dai rifiuti provenienti da una grande quantità
di «luoghi di produzione» temporanei, diffusi capillarmente sul territorio
dove di continuo nuovi cantieri di C&D «sostituiscono» quelli via via
conclusi: a differenza di quanto di norma avviene nei settori industriali,
qui le caratteristiche fondamentali dell’attività e i conseguenti flussi di
rifiuti si mantengono più o meno stabili nel tempo, mentre variano in permanenza
gli operatori coinvolti.
- I rifiuti C&D possono essere ritenuti una categoria relativamente omogenea
se si fa riferimento all’attività che li genera, ma dal punto di vista della
loro natura essi sono costituiti da un insieme numeroso ed eterogeneo di materiali
diversi [1]. Per la frazione quantitativamente più
rilevante di tali rifiuti (materiali inerti) il recupero, quando possibile,
può avvenire solo nell’ambito delle attività del settore costruzioni (anche
se non necessariamente negli stessi luoghi di produzione), mentre per le altre
frazioni, ad eccezione dei materiali eventualmente riusabili in forma diretta,
i possibili recuperi o riciclaggi interessano prevalentemente settori diversi
dalle costruzioni.
- Stante il profilo tecnico prevalente delle lavorazioni e le dimensioni dei
manufatti prodotti, le costruzioni costituiscono allo stesso tempo un settore
potenzialmente molto interessante per il recupero di grandi quantità di rifiuti
non pericolosi di diversa provenienza. Fra i più rilevanti per la pluralità
di effetti ambientali positivi (recupero di rifiuti, risparmio di risorse
naturali, prevenzione dei danni legati all’attività di cava) sono quelli che
consentono di sostituire con diverse tipologie di rifiuti (recuperati tanto
dalle costruzioni che da altri settori) i materiali naturali di cava e di
fiume oggi utilizzati come inerti. Ma anche impieghi di altri materiali recuperati
– benché quantitativamente meno consistenti - sono possibili e potenzialmente
interessanti (es.: granulati di materiali plastici o trucioli di legno per
coibentazioni).
- In applicazione di obblighi normativi, o per autonoma iniziativa degli operatori
del mercato almeno alcune delle «filiere» di gestione dei rifiuti che interessano
il settore C&D risultano «presidiate», benché non sempre in modo soddisfacente
per copertura, efficacia e modalità di gestione dei rifiuti stessi [2]. In molti casi esistono inoltre iniziative ed
attività di gestione e valorizzazione dei rifiuti già sviluppate con finalità
diverse, ma che potrebbero essere alimentate con rifiuti C&D, sottratti
in questo modo allo smaltimento in discarica (es.: la raccolta differenziata
dei contenitori in vetro, che potrebbe «accogliere» anche i rifiuti in vetro
di provenienza C&D).
- Osservato in un ambito territoriale sufficientemente esteso (indicativamente
una provincia) l’insieme delle attività di C&D evidenzia un tessuto fitto
e «permanente» di luoghi, ciascuno dei quali è un potenziale punto di raccordo
fra i rifiuti prodotti dalle attività di C&D che in quei luoghi si svolgono,
e quelli prodotti da altre attività ma recuperabili quali materiali da costruzione.
Il settore C&D costituisce quindi un campo d’azione particolarmente interessante
per sviluppare e sperimentare iniziative di gestione razionale dei rifiuti
a scala territoriale, valorizzando i circuiti locali di recupero e riciclaggio,
in particolare quelli che consentono di raccordare «trasversalmente» settori
diversi e di sfruttare le reciproche complementarità.
- Per l’Ente Pubblico titolare dei compiti di indirizzo e coordinamento delle
politiche territoriali di gestione dei rifiuti, lo studio e la sperimentazione
di queste iniziative rivestono un carattere importante poiché permettono di
valutare in anticipo le opzioni tecniche e organizzative cui riferire gli
strumenti normativi di competenza.
- Il principale ostacolo alla gestione razionale dei flussi di rifiuti dipende
dall’assenza di un efficace sistema di connessione e di raccordo: i nodi presenti
sul territorio, infatti, per quanto numerosi e fittamente distribuiti, non
riescono a realizzare una rete ma restano punti isolati. Ciascuno si trova
così a dover provvedere autonomamente alle proprie necessità operando su un
numero assai limitato di opzioni, senza possibilità di sfruttare né le contiguità
fisiche né le complementarità che molto spesso esistono.
[1] In aggiunta alle frazioni, quantitativamente prevalenti,
a matrice inorganica non metallica (cemento, lapidei naturali, laterizi),
sono presenti in quantità non trascurabili anche se in proporzioni variabili:
vetro (lastre in vetro piano, lastre e pannelli in fibre di vetro); prodotti
in metallo (fili, tubi, profili e lamiere in metalli ferrosi e non ferrosi);
legno e prodotti a base di legno (tronchi e segati utilizzati con funzioni
strutturali, profili e pannelli in legno per serramenti, pannelli in legno
o in paste di legno per finiture e rivestimenti); materie plastiche (tubi
in resine termoplastiche, lastre in materiali espansi per isolamento).
[2] Oltre che da iniziative di autorecupero dei rifiuti
C&D, tale presidio è in prevalenza costituito semplicemente da impianti
di smaltimento (discariche per rifiuti speciali inerti). In qualche caso esistono
anche alcuni impianti di recupero di rifiuti C&D (in particolare: riduzione
volumetrica tramite triturazione di macerie destinate al reimpiego quali inerti)
e, più raramente, anche qualche iniziativa di recupero di rifiuti industriali
destinati al reimpiego nelle costruzioni.
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